E di
tutto l’amore che non ho dato
ne serbo
una immane nostalgia
come indelebile
impronta
di una
terra lontana
selvaggia
e portentosa
che non
ho abitato,
che non
è mai stata mia.
E di
tutto l’amore che non ho dato
ne serbo
una immane nostalgia
come indelebile
impronta
di una
terra lontana
selvaggia
e portentosa
che non
ho abitato,
che non
è mai stata mia.
Ora
bevi.
Di buon mattino
Ho chiesto
al mare
Un posto
dove andare.
Dove essere
qualcosa di più
di un semplice
nome.
E
trascinare via con me i demoni
Le lettere
e i santi
del
piano di sopra.
Ora credi.
Come
farai a capire chi sei
Se non
cadi, se non ti disperi
Compiendo
almeno una volta
Un giro
intero intorno alla tua stessa ombra.
Ora
giurami.
Che non
tornerai. Che sei già lontano
Da tutta
questa gente
Che pretende
amore e poi lo spreca
che si
rivolge al cielo solo quando viene sera.
Dovunque
andiamo Non ci apparteniamo.
Figure allegoriche
di ciò che deve essere fatto
Freneticamente
inermi
Intenti a
maledire una corona di spine
Che nessuno
ci ha messo sulla testa.
Ora
chiedi.
Che nome devo darmi quando si svegliano le ombre.
Un tempo sognavo il mare.
Guardami
Puoi immaginare dove sono
Dove trattengo il sangue
Riverso sulle parole.
Puoi seguirmi o spingerti oltre.
Un briciolo di luna
Per sfamare le solitudini
Prima dell’alba, prima di ogni altra chimera.
Sulla pelle ho l’inverno dell’età
La febbre dei morti che mi consuma il cuore
Ma sono in cammino
Anche se non importa.
E’ quando fa buio che gli uomini
Piovono nell’anima.
Sono l’ultimo della mia stirpe
Rupe di mare.
Sulle mani
vene che non ho scritto
ma che mi attraversano.
Un giro intorno alla memoria
che si finge cieca e muta
al passaggio della mia storia.
Sembro. Divento. Sono.
E lo devo ai sogni.
Mi perdo e non mi perdo niente.