Sorridi dunque
al vento che ti porta
via
e all'onda
che ti fa tornare
Non sprecare il tempo
Non sprecare il mare
Sorridi dunque
al vento che ti porta
via
e all'onda
che ti fa tornare
Non sprecare il tempo
Non sprecare il mare
Di ricordo in ricordo
sguardo dopo sguardo
il palazzo giallo
dei miei giovani inverni.
E il mare, il deserto delle domeniche
i cortili assolati.
Si cresce morendo.
Posso raccontarti
quello che vedi.
Mi tramando
assenza dopo assenza.
Dove siete?
Il cuore vuole
che non abbia perso mai nessuno
Dunque so bene
Quando sputare i miei silenzi
Da quale fossa sporgermi
Per cadere addosso alla vita
L’aria è satura di incomprensioni
In queste stanze occupate
Dalle assenze, le porte sbattono fuori
Ogni piccolo tentativo di riconciliazione
Con l’oscurità.
Non sopportano il rumore della pioggia
la replica che divento
Quando qualcuno viene a farla
Nel mio giardino.
Amo questa terra desolata
Questa lingua di sabbia scura
tra il televisore e il cesso
zona di frontiera
in mano allo Zolpidem Streuli
o al rubinetto che perde.
Cosa importa chi ero
La strada, il senso e il significato
quale destino, quale disegno.
Se state leggendo questi versi
significa che non ce l’ho fatta;
sono morto dalle risate
appena mi hanno scarabocchiato