L’intero ricavato delle vendite di questo libro andrà a sostenere le attività dell’associazione Antigone.
Si chiamano
versi le mie preghiere.
Ogni parola tace quello che dicono gli occhi
le mani, le vene.
E urla l’oblio
l’assenza, la fame.
Sono chiavi, sortilegi
con i quali mi abiuro
con i quali mi apro alla rivolta.
Ogni verso che viene alla luce,
ogni verso che porta la croce
è la
risposta
all’ indecenza di Dio
Non possiedono
null’altro
che le
nuvole.
Hanno il
colore della libertà,
controsole si
accendono
per
riscaldarmi le mani.
Hanno visto
troppi naufragi
ma restano
affamati di mare
sempre pronti
a salpare
verso altre
malinconie.
I miei occhi
non hanno
mai pianto
in mia
presenza.
Preferiscono
tacere
lasciarmi
credere
che sia
tutto un gioco
questo restare
ancora in piedi.
Fanno
attenzione a non inciampare
se si
perdono tra i ricordi
e sorridono alla
notte
quando è
ancora troppo buio
per potersi
addormentare.
I miei occhi
sono stanchi
stanchi di
viaggiare.
Vorrebbero fermarsi
lasciare il
posto al finestrino
ma basta loro
un sogno,
un tramonto
o una poesia
e si
riaffacciano sul mondo
con lo
sguardo di un bambino
Quel raggiungermi.
fra tutte queste destinazioni.
Quel riconoscermi.
Quel tornare a credere
nonostante gli altri,
violando le tregue
con la malinconia.
Me ne sto in disparte, a schivarmi
ma e' mio quel cielo, mie le nuvole
che s’infrangono
contro il tempo.
Non ho mai ragione
perche' non conosco padroni,
non ottengo il perdono
perche' ancora mi appartengo
e non resto mai dove non sono.
Forse sono rimasto solo io
a darmi retta. Devo prima capire
come funziono
ma tanto non ho fretta;
se la vita e' un dono
ho ancora questo presente
che mi aspetta.