Le cose che non ti ho detto
riposano qui
in fondo al mare
Le cose che non ti ho detto
riposano qui
in fondo al mare
Questa
ragione di spogliarsi
delle foglie
che cadono
delle
lacrime che cadono
delle persone
che accadono
e dopo vanno
a specchiarsi nella memoria
serve soltanto
ad aspettare ancora.
Sono un mare
disperso
su questa
terra maledetta
che passa al
contrario
e vago assorto
nei miei fragili istanti
a raccontare
di luoghi
che nessuno
vuole sapere,
paesaggi d’infanzie
e di amore
di pace e battaglie
di notti che
restano
fino a caderci
dentro sfinito
per dimenticarmi
in una poesia
Se piove
Se te ne vai
Ho arreso il
volto
a quegli occhi che mi fissano
dalla fotografia, così piccoli
e già senza scampo.
A mia immagine e somiglianza
mi
sembravano tutte le voci della notte.
Sono stato felice
sono stato ovunque
ma non sono stato io.
Ho vagato tra le distanze
ricoprendomi di vento e di maree,
nutrendomi di assenze
fino a potermi dire di tutti.
Sono stato bene,
sono stato chiunque
sono andato dove dio
non poteva raggiungermi.
E non so ancora se convenga
farsi luogo per abitare la vita
oppure girarle a largo
senza
degnarla neppure di uno sguardo.
Tornare è un mestiere come un altro.
Nessuno dovrebbe sopravvivere a sè stesso
quando viene sera .
Se un dio sapesse
quello che accade quaggiù
a chi darebbe la colpa?
Chi non vive
chi muore
chi ha fame.
Un sudario di polvere
bambini che restano bambini
sotto le macerie.
Non accadono i miracoli quando piove
la patria dei morti non ha terra
e' nuda, senza saliva
e se un dio contasse le lacrime
che bagnano questo mare
riuscirebbe a perdonarsi?
Non ha più figli,
la morte gira per le strade
con una stella tra le mani.
Ossa come petali di un fiore
sparse per tutta casa
le finestre chiuse.
Se un dio vi abitasse
se si affacciasse sulle fosse
guarderebbe altrove
per non vederla sprofondare
nell' orrore.
Io non sono un dio
non posso voltarmi
il mio cuore piange
come quello di un uomo.
Il silenzio avrà voce
ma nel pronunciare il tuo nome
Gaza
resta oramai in bocca
solo il sapore del sangue
Cerco una
patria
impigliata nel
tramaglio dell’alba
perduta su
di una prua di carta
difficile da
interrogare.
Da qualche
parte
ho ancora una
madre
una casa
la finestra
da dove ieri
guardavo il
mare.
Posso
infrangermi quando voglio
se lungo la
rotta procedo
senza
voltarmi indietro.
Gli alberi
non hanno radici
quando piove
l’arcobaleno,
le onde
fanno sul serio
se non le
distraggo con un argomento.
Lo sguardo è
un’ancora
nessun
approdo
ecco perché la
notte deve ancora passare
e io resto
straniero
su questo
mio petto inquieto
Qualcuno sta ancora parlando
Nei tranelli
di voce
Abbaiati dal
silenzio.
Dicono di
noi
Della nostra
resa
Ma noi alzammo
la testa quando tutti la chinarono
e ci recammo ovunque fosse proibito andare.
Per questa dolorosa gioia di vivere
i nostri
demoni chiedono perdono.
Tornammo a piedi dal lungo inverno
riposando distanti dal sonno
come se non ci fosse null’altro da sognare
che una terra senza dio e senza padroni.
Fummo la
strada che nessuno prende
Quel fuoco
che non si spegne
Inquieti come il vento e come il mare,
come il sole
tramontammo solo
per sorgere altrove.
Poi chiudemmo gli occhi
per riuscire a vedere
ci perdemmo nel chiarore della notte,
camminammo lungo i bordi di una poesia
e precipitammo si
ma senza
cadere