Non sono i ricordi
ma quello che ci fanno.
Non è il silenzio
ma la sua impronta
sepolta sotto l’incedere dei passi.
Qualcosa di insensato
che ci separa dall’urgenza
di percorrerci
lasciandoci lì, in disparte
a chiederci un’altra
inutile
occasione.
Non sono i ricordi
ma quello che ci fanno.
Non è il silenzio
ma la sua impronta
sepolta sotto l’incedere dei passi.
Qualcosa di insensato
che ci separa dall’urgenza
di percorrerci
lasciandoci lì, in disparte
a chiederci un’altra
inutile
occasione.
Fui un uomo.
Non era un sogno.
Gli orizzonti ardevano
e il cielo consumato
colava a picco.
Avevo l' eta' dei sogni
sulle labbra livide di inverno
e il cuore, il cuore batteva ancora
nel dolore, nella gioia
nella dimenticanza.
Fui un uomo
e compresi e andai ovunque
e ovunque cercai tempesta,
trovai gli inferni
e le rocce del mare
e una preghiera
e il silenzio della morte
che non sapeva
che non ricordava
che ero solo un uomo.
E di
tutto l’amore che non ho dato
ne serbo
una immane nostalgia
come indelebile
impronta
di una
terra lontana
selvaggia
e portentosa
che non
ho abitato,
che non
è mai stata mia.
Ora
bevi.
Di buon mattino
Ho chiesto
al mare
Un posto
dove andare.
Dove essere
qualcosa di più
di un semplice
nome.
E
trascinare via con me i demoni
Le lettere
e i santi
del
piano di sopra.
Ora credi.
Come
farai a capire chi sei
Se non
cadi, se non ti disperi
Compiendo
almeno una volta
Un giro
intero intorno alla tua stessa ombra.
Ora
giurami.
Che non
tornerai. Che sei già lontano
Da tutta
questa gente
Che pretende
amore e poi lo spreca
che si
rivolge al cielo solo quando viene sera.
Dovunque
andiamo Non ci apparteniamo.
Figure allegoriche
di ciò che deve essere fatto
Freneticamente
inermi
Intenti a
maledire una corona di spine
Che nessuno
ci ha messo sulla testa.
Ora
chiedi.